Demenza senile

È diffusa l’opinione che l’invecchiamento si accompagni inesorabilmente alla perdita di numerose funzioni sia fisiche che mentali. Il deterioramento delle capacità mentali è in realtà causato, più spesso di quanto non si creda, oltre che da numerose malattie, alcune delle quali curabili, dall’abbandono, dall’emarginazione sociale, dalla perdita di relazioni affettive, nonché dalla carenza di esercizio mentale e fisico. I disturbi della memoria rappresentano uno dei motivi che più frequentemente inducono l’anziano a rivolgersi ad un geriatra. Tuttavia spesso ciò avviene solo quando la smemoratezza è tale da interferire pesantemente con la possibilità di una vita autonoma; in questo caso, abitualmente, l’anziano non è consapevole delle proprie disabilità e sono i familiari a richiedere l’aiuto di un esperto.

Con il termine Demenza si indica una malattia del cervello che comporta la compromissione delle funzioni cognitive (quali la memoria, il ragionamento, il linguaggio, la capacità di orientarsi, di svolgere compiti motori complessi), tale da pregiudicare la possibilità di una vita autonoma. Ai sintomi che riguardano le funzioni cognitive si accompagnano quasi sempre alterazioni della personalità e del comportamento di entità piuttosto varia. Tra questi i più caratteristici sono ansia, depressione, ideazione delirante, allucinazioni, irritabilità o vera aggressività (più spesso solo verbale, raramente fisica), insonnia, apatia, tendenza a comportamenti ripetitivi e senza uno scopo apparente, riduzione dell’appetito e modificazioni del comportamento sessuale.

Superata la fase della diagnosi, solo per quei casi in cui la causa della demenza è una malattia reversibile (10-15%) c’è la possibilità di un ritorno alla normalità, grazie a interventi chirurgici o a opportuni trattamenti farmacologici.

Negli altri casi inizia un percorso caratterizzato dall’evoluzione della demenza, costellato di problemi che coinvolgono l’intera famiglia ed i servizi sanitari e assistenziali. Il trattamento della demenza, infatti, comprende una serie di interventi, farmacologici e non farmacologici, rivolti non solo al controllo dei deficit cognitivi, ma anche alla cura dei sintomi non cognitivi, delle malattie coesistenti, al miglioramento dello stato funzionale, o mirati a fornire un supporto al paziente ed alla famiglia durante il decorso della malattia.

Malgrado il procedere della malattia, c’è sempre lo spazio per fare qualcosa.

Durante l’intero decorso della malattia, al fine di limitarne le conseguenze e di rallentarne l’evoluzione, è possibile ricorrere agli interventi riabilitativi, che consistono in un complesso di approcci e tecniche che permettono di mantenere il più elevato livello di autonomia compatibile con la patologia. Tuttavia la storia di un paziente è profondamente diversa rispetto a quella di ogni altro. È pertanto difficile definire, se non in linea generale, quale possa essere la successione di interventi più idonei. Ogni percorso procede dagli ausilii esterni alla stimolazione continua, fino agli interventi psicoterapici per aiutare l’anziano.

Tuttavia, come avviene anche per i farmaci, le varie metodiche non sono indicate indistintamente per ogni ammalato e in qualsiasi fase della malattia. Saranno i medici specialisti e gli operatori a valutare quando la riabilitazione è indicata e quale metodica fra quelle disponibili è più appropriata ad ogni singolo caso.