Disprassia evolutiva

La disprassia può essere definita come la difficoltà a rappresentarsi, programmare ed eseguire atti motori in serie, finalizzati ad un preciso scopo ed obiettivo. Dietro questa definizione forse un po’ asettica e ostica per i più, ci sta la fatica dei nostri bambini ad avere una motricità ricca e adeguata a compiti che i loro compagni svolgono senza difficoltà. E’ una fatica che può coinvolgere il corpo in generale o in modo più specifico alcuni distretti, e quindi compromettere in modo maggiore o minore attività varie: abbiamo bambini complessivamente impacciati, che fanno fatica ad imparare ad andare in bicicletta senza ruote, ad imparare ad allacciarsi le scarpe, che “combinano disastri” quando cercano di eseguire compiti manuali anche banali, raccogliendo spesso un sacco di rimproveri, che non sanno valutare i tempi necessari per svolgere le diverse attività, che non amano disegnare e colorare, perché comunque i loro capolavori che costano tanta fatica rimangono molto al di sotto delle aspettative loro e degli adulti che li circondano, che hanno una brutta scrittura, a volte illeggibile. Ecco, questo è il sintomo che più frequentemente fa sì che insegnanti e genitori si rivolgano alle strutture sanitarie in cerca di risposte e soluzioni, la disgrafia.03012013436

Le vere cause del problema, specie quando si presenta isolato, in bimbi senza altre difficoltà o malattie, rimangono per lo più sconosciute, probabilmente legate a un cattivo funzionamento di alcune reti neurali, oggi si pensa anche con un coinvolgimento delle reti dei neuroni specchio e dei neuroni canonici, ma perché questo si verifichi in alcuni bambini piuttosto che in altri, al momento è una domanda che resta senza risposta.

E’ un problema ancora poco conosciuto e per questo motivo spesso diagnosticato tardivamente, quando già il disagio legato al “sentirsi incapaci” e tutti i rimproveri di cui sopra, specie in ambito scolastico, hanno lasciato nel bambino le loro tracce. In realtà si presenta già con alcuni segni premonitori fin dalla primissima infanzia. Alcuni segnali già entro l’anno di vita: difficoltà a succhiare il latte materno e ad alimentarsi, a dirigere lo sguardo in modo fluido e coordinato, ad afferrare piccoli oggetti, ritardo nel raggiungimento delle normali tappe di sviluppo psicomotorio. Evidentemente, man mano che i piccoli pazienti crescono, le differenze con i coetanei si fanno più marcate, nello sport, nella scuola, nelle attività di tutti i giorni. Rabbia, irrequietezza, autosvalutazione, depressione, non sono rare. Per questo è importante che pediatri di base, genitori e insegnanti siano sensibilizzati, per poter cogliere tempestivamente i segnali indicatori del problema e inviare il bambino ai Centri Specializzati per una diagnosi e un intervento il più precoci possibili. Ed eccoci quindi arrivare al trattamento della disprassia, che ha come obiettivo finale un miglior adattamento del bambino alle richieste dell’ambiente esterno e un incremento di performances in tutte le attività della vita quotidiana, cercando di creare un gesto armonico, integrato con il resto del corpo.

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Gli approcci riabilitativi sono diversi e possono integrarsi a seconda delle necessità del singolo bambino. L’approccio con il metodo S.aM. si caratterizza come intervento specifico sulle abilità spaziali. Esso parte dal corpo come primo motore della conoscenza, inizia a lavorare sull’integrazione ordinata e guidata di tutte le informazioni sensoriali (vista, udito, tatto, senso di posizione, ecc.), che giungendo al nostro cervello permettono una costruzione armonica e integrata dello spazio del corpo. Successivamente si lavora con il corpo per la costruzione dello spazio esterno, vicino e lontano, fino ad arrivare al lavoro sull’astrazione, attraverso le immagini mentali e la loro manipolazione. Così facendo si offre al bambino la possibilità di disporre di schemi di movimento gradualmente appresi in modo flessibile, per adattarsi a situazioni varie e di difficoltà crescente. Infine si arriva all’utilizzo degli spazi come strumento per le altre attività.

Possono essere utili anche interventi di tipo logopedico e neuropsicomotorio in relazione alle specifiche esigenze del nostro piccolo paziente, senza dimenticare mai l’importanza della concordanza d’intenti e di strategie con la famiglia e con la scuola.