Distonia focale

Suonare uno strumento musicale è un’attività motoria molto complessa, che implica una continua e rapidissima integrazione tra informazioni sensitive, motorie e uditive. Nei musicisti può a volte manifestarsi una patologia rara, ma gravemente invalidante, tanto da poter causare l’interruzione della carriera professionale: la distonia focale. Si tratta di una distonia primitiva “task-dipendent”, cioè che si manifesta solamente durante l’esecuzione di un compito preciso, in questo caso suonare uno strumento, ed è caratterizzata da un’attivazione muscolare involontaria e mantenuta di specifici muscoli, che causa movimenti anomali, tremore e posture di compenso.

Per quanto strano possa apparire, la compromissione del movimento generata dalla distonia si palesa solamente durante l’esecuzione di un compito specifico, che in questo caso corrisponde a suonare lo strumento.

Il musicista può perdere così il controllo della mano, essere costretto a rallentare, accusare tremore delle dita, avvertire la mano rigida e/o debole, fino ad avvertire dolore. I sintomi possono manifestarsi solo in alcuni passaggi tecnici particolari o con un solo strumento, nel caso dei musicisti polistrumentisti.

I musicisti più frequentemente colpiti da questo disturbo sono prevalentemente solisti, maschi, tra i 31 e i 40 anni, che suonano strumenti classici, quali il pianoforte e la chitarra. Spesso sono interessati dal problema un solo dito, o una mano in particolare, in relazione al tipo di strumento musicale utilizzato: più spesso il quarto e quinto dito della mano destra nei pianisti, e il terzo dito della mano destra nei chitarristi. Nei flautisti la patologia si manifesta prevalentemente nella mano sinistra, mentre nei clarinettisti e violinisti entrambe le mani possono essere interessate con la medesima frequenza

Le vere cause di questa patologia sono a tutt’oggi sconosciute, anche se si è potuto osservare che tende ad insorgere dopo uno studio prolungato dello strumento, finalizzato all’acquisizione di passaggi tecnici particolarmente complessi, e in periodi di particolare stress psico-fisico anche non direttamente legato all’attività musicale. S’ipotizza che esistano dei fattori predisponenti familiari, ormonali, traumatici e psicologici; ciò che comunque si verifica è un’alterazione a livello dei circuiti di rappresentazione delle singole dita a livello corticale, che tendono a fondersi tra loro. Il musicista in questo modo perde la corretta sequenza temporale di attivazione-rilassamento delle dita della mano.

Nel corso degli anni sono stati sperimentati vari modelli di rieducazione della DF, tra questi: la rieducazione sensoriale,la rieducazione tecnica, la rieducazione posturale globale, lo splinting, il Metodo SaM e trattamenti farmacologici, tra cui la tossina botulinica.

L’obiettivo dell’intervento riabilitativo della DF è quello di ripristinare la sequenza temporale, sia sincrona che alternata, di attivazione delle dita determinando un miglioramento dell’accuratezza del gesto tecnico.