Neglect

Un Autore famoso, Oliver Sacks, ha ben descritto in alcuni suoi personaggi il mondo alterato e distorto dei pazienti affetti da negligenza spaziale unilaterale (o neglect). Un mondo in cui non esiste più, o esiste in modo frammentato, tutto ciò che è collocato in uno dei due emispazi, più frequentemente il sin. Le ricadute sulla vita quotidiana sono spesso importanti. Il paziente può omettere dettagli dell’abbigliamento, radere o truccare solo metà del proprio viso, non accorgersi di tutto ciò che ha nel piatto, non riuscire a leggere se non solo la metà di una pagina, urtare contro gli oggetti mentre cammina. L’incapacità può configurarsi in quadri clinici compositi e molto diversi tra loro, coinvolgendo a volte aspetti più prettamente sensoriali (è come se non vedessero… è come se non sentissero…) oppure motori, con una rappresentazione alterata sia del proprio corpo che del mondo esterno. L’emilato del corpo coinvolto può essere ignorato, fatto oggetto di opinioni deliranti o addirittura rifiutato; il paziente può arrivare a negare l’impossibilità di movimento in un emilato plegico. In queste circostanze il paziente può apparire a volte indifferente rispetto alla propria condizione di malattia, a volte avere comportamenti emotivi alterati rispetto alle diverse situazioni, con crisi di pianto o fatuità.

Questo tipo di sintomatologia è da attribuirsi a un danno cerebrale che crea sia un problema di natura attentiva, con un’incapacità a porre attenzione in uno dei due emispazi, disancorandosi dall’altro, sia ad un problema di rappresentazione mentale correttamente integrata degli elementi spaziali, con un interessamento del circuito cerebrale fronto-cingolo-parietale. Il deficit a livello di mappe cerebrali spaziali si manifesterebbe proprio nell’impossibilità di rappresentarsi delle azioni possibili verso bersagli esterni nell’emispazio interessato.

Anche senza entrare in analisi complesse, per addetti ai lavori, si comprende bene come, nella relazione della persona con il proprio corpo e con gli oggetti che la circondano più o meno da vicino, lo spazio sia una componente fondamentale. Ognuno di noi può fare esperienza del mondo attraverso le informazioni (sensoriali) sensorimotorie che ci permettono di costruirci rappresentazioni interne del mondo esterno per strutturare azioni congrue. Il neglect compromette proprio la possibilità di produrre una risposta idonea ad uno stimolo correttamente percepito in uno spazio.

La riabilitazione deve cercare, mediante strumenti ed esperienze strutturate, di reintegrare la capacità del paziente di agire in modo adeguato nel suo quotidiano, per raggiungere il maggior grado di autonomia e, se possibile, ottenere un reinserimento anche a livello sociale. Esistono tecniche riabilitative diverse per affrontare questi disturbi: addestramento all’esplorazione visiva nel campo negletto , trattamenti non cognitivi di stimolazioni sensoriali, lavori sulla consapevolezza e sugli aspetti ecologico-occupazionali. Al di là delle modalità carta-matita, un’opportunità importante è lavorare partendo proprio dal corpo del paziente, sentito e sperimentato, per sviluppare la capacità di rappresentarlo e immaginarlo, al fine di poterlo far interagire in modo sempre più funzionale con gli spazi esterni.